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Perchè siamo contrari all'incenerimento dei rifiuti.

In Italia nel 2006 erano operativi 50 inceneritori. Da una analisi dei dati ufficiali (Rapporto Rifiuti 2006 APAT ONR) sono previsti 9 nuovi inceneritori entro il 2010. Tuttavia, i dati ufficiali non tengono conto di molti altri impianti di cui si sta discutendo la realizzazione. Mancano all'appello, ad esempio, l'inceneritore di Ottana in Sardegna, quello di Pomezia nel Lazio, 3 inceneritori che si vorrebbero realizzare in Calabria, 2 in Puglia, ... da una nostra stima i nuovi impianti sarebbero 22 e non 9!

Dunque, è previsto un incremento del 50% circa rispetto al numero attuale di impianti operativi (22 nuovi rispetto ai 50 operativi).
Calcolando che ad oggi gli inceneritori italiani bruciano il 12,1% dei rifiuti urbani prodotti annualmente in Italia e considerando la maggiore capacità produttiva dei nuovi impianti (sempre sovradimensionati) si dovrebbe oltrepassare il 20% di rifiuti inceneriti.

Si tratta di una scelta impiantistica decisamente onerosa (ogni inceneritore costa dai 60 ai 160 milioni di euro) e decisamente contraria alle Direttive Europee che stabiliscono una diversa scala di priorità nella gestione dei rifiuti:
- riduzione (prevenzione)
- riuso
- riciclaggio
- incenerimento
- smaltimento in discarica
(art. 3 Direttiva 91/156/CEE del 18 marzo 1991)

In Italia manca del tutto una politica per la riduzione a monte dei rifiuti e la raccolta differenziata non ha ancora raggiunto risultati accettabili.
Soprattutto al Centro-Sud, in assenza di raccolta differenziata, la scelta impiantistica dell'incenerimento rischia di capovolgere la scala di priorità fissata della Comunità Europea.


Fare Verde è contraria alla costruzione di nuovi impianti di incenerimento perchè:


distruggono risorse preziose non rinnovabili come la plastica ottenuta dal petrolio, metalli e vetro ottenuti da minerali;

disincentivano la raccolta differenziata e il riciclaggio: gli impianti di inenerimento sono sempre progettati in modo da essere sovradimensionati rispetto alle esigenze del territorio e per funzionare in modo economico hanno bisogno di grandi quantità di rifiuti da bruciare. Ciò rappresenta un rischio concreto che i rifiuti prendano la strada della distruzione invece che quella del recupero e del riciclaggio: bruciare può essere più "comodo" che differenziare e riciclare;

non eliminano il problema delle discariche: i rifiuti urbani inceneriti si trasformano in ceneri e polveri trattenute dai filtri da smaltire in discariche speciali con costi più elevati e maggiori rischi ambientali;

non risolvono il problema energetico: il riciclaggio dei materiali consente un risparmio energetico di gran lunga superiore all'energia prodotta dagli impianti di incenerimento. La plastica è l'unico materiale che conviene bruciare a causa del suo elevato potere calorifico (è come bruciare petrolio) e dello scarso valore dei materiali recuperati (la plastica si può riciclare una volta sola a differenza della carta, del vetro e dei metalli). Ma la plastica rappresenta solo il 10% dei rifiuti che produciamo e può essere drasticamente ridotta!

non risolvono l'emergenza rifiuti: la costruzione di un inceneritore richiede (inclusi gli iter autorizzativi) circa 4 anni, la realizzazione di un sistema di raccolta differenziata spinta con percentuali di recupero superiori al 60% richiede poco più di un anno, la riduzione a monte dei rifiuti è ancora più immediata: se tutti cominciassimo da subito a bere acqua di rubinetto eviteremmo la produzione di 6 miliardi 250 milioni di bottiglie di plastica da 1,5 litri all'anno (188 litri a testa per 50 milioni di abitanti)!;

non creano occupazione: per gestire impianti altamente automatizzati come gli inceneritori occorre un numero di persone infinitamente inferiore a quelle necessarie per gestire la raccolta differenziata spinta, il recupero e il riciclaggio dei materiali;

inquinano produzioni agricole di qualità: l'Italia si contraddistingue a livello mondiale per le proprie produzioni agricole di qualità. Gli inceneritori emettono fumi che, per quanto controllati, inquinano il territorio e compromettono la qualità delle produzioni agricole. Per questo anche associazioni di categoria come Coldiretti sono contrarie all'incenerimento. Una particolare forma di inquinamento è quella delle polveri ultrasottili emesse dagli inceneritori di più recente concezione: polveri tanto sottili da non poter essere fermate da alcun filtro e ancora più pericolose ed insidiose proprio a causa delle loro ridotte dimensioni;

contribuiscono al riscaldamento del pianeta: gli inceneritori sono forni che producono anidride carbonica, uno dei gas responsabili del riscaldamento del Pianeta e degli stravolgimenti del clima. ricordiamo che l'Italia è già in ritardo sul raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto per la riduzione dei "gas serra" e... gli inceneritori non aiutano.


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Siamo a disposizione di amministratori locali e comitati di cittadini contro la costruzione di inceneritori per incontri pubblici e dibattiti in cui illustrare le alternative concrete a discariche e inceneritori: contattaci.


Pagina pubblicata il 06-05-2007

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data: 10-09-2010 - 08:45

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