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Solo dopo la riduzione, viene la raccolta differenziata

 

Per Fare Verde la raccolta differenziata dei rifiuti è una azione da mettere in pratica solo dopo aver provveduto a ridurre il volume complessivo dei rifiuti prodotti. 

Ciascun Ente Locale quando affronta il problema della gestione dei rifiuti è chiamato ad introdurre in via preliminare buone pratiche per la riduzione a monte dei rifiuti da sottoporre a raccolta e riciclaggio o smaltimento. Oltre che dal buon senso, questa indicazione viene anche dalla normativa vigente che in una scala di priorità per la corretta gestione dei rifiuti mette ai primi due posti riduzione e riutilizzo.

Le azioni da mettere in pratica per ridurre i rifiuti sono innumerevoli e in larga parte già sperimentate: eliminazione dell’usa e getta dalle mense scolastiche e dai pubblici esercizi, incentivazione dei pannolini lavabili, incentivazione del consumo di acqua del rubinetto assicurandone la qualità, coinvolgimento dei commercianti nella riduzione degli imballaggi e nella vendita di prodotti alla spina, mercatini dell’usato…

Si tratta di buone pratiche che possono essere quasi sempre replicate sul territorio senza grossi investimenti e indipendentemente dagli eventuali contratti di servizio in essere con consorzi e imprese per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Una volta introdotti tutti gli accorgimenti possibili per la riduzione a monte del volume complessivo dei rifiuti prodotti, è possibile progettare e realizzare una efficace raccolta differenziata domiciliare, l’unico metodo efficace per raccogliere i rifiuti in modo differenziato ed avviarli in maniera conveniente al riciclaggio.

La raccolta differenziata efficace è solo quella domiciliare.

Fare Verde condivide l’opinione prevalente tra gli esperti di gestione dei rifiuti in base alla quale la raccolta differenziata effettuata mediante cassonetti stradali sia del tutto inefficace, per non dire inutile: il cassonetto lasciato per strada, oltre a peggiorare il decoro urbano, non permette alcun controllo su chi conferisce, cosa conferisce e come lo conferisce.

Basta una quota di materiale non omogeneo – ad esempio, plastica nella carta – del 4% per non permettere il riciclaggio di tutto il materiale contenuto nel cassonetto e destinare tutto alla discarica o all’inceneritore invece che alle industrie del riciclaggio. In questo modo, basta il comportamento sbagliato di pochi per vanificare l’impegno a differenziare di molti.

Al contrario, la raccolta differenziata domiciliare permette un controllo capillare del materiale raccolto e consente di attivare meccanismi premianti o sanzionatori in base al comportamento dei cittadini.

Meccanismi premianti e sanzionatori.

I sistemi di raccolta differenziata domiciliare più avanzati prevedono il passaggio dalla tassa alla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti: mentre con la tassa sui rifiuti il cittadino paga in base al numero di metri quadri della propria abitazione, con la tariffa paga una quota fissa e una quota variabile in base al numero di volte che svuota il cassonetto dell’indifferenziato. Con il passaggio da tassa a tariffa si ha un ulteriore incentivazione a produrre meno rifiuti non riciclabili.

Allo stesso tempo, la raccolta effettuata a livello condominiale o di singola abitazione permette di sanzionare con maggiore efficacia coloro che non conferiscono i rifiuti in maniera correttamente differenziata.

Premiare chi fa compost in giardino.

Un ulteriore meccanismo premiante è quello legato ai programmi di compostaggio domestico: dove ce ne siano le condizioni – ad esempio, case con giardino – le famiglie possono essere incentivate a compostare in proprio scarti di cucina, sfalci e parte delle potature ottenendo un terriccio fertilizzante da usare nell’orto o in giardino. Alle famiglie che non conferiscono la frazione organica può essere riconosciuto uno sconto sulla tassa sui rifiuti del 30%, pari al peso medio della frazione organica non conferita al comune sul totale dei rifiuti prodotti. Il compostaggio domestico è particolarmente conveniente in territori scarsamente abitati dove i costi di raccolta dell’organico sarebbero troppo alti.

Più si differenza, meno costa.

La più elevata qualità dei materiali raccolti “porta a porta” consente di vendere carta, vetro, plastica, metalli alle industrie del riciclaggio invece che pagare per il loro smaltimento in discarica o negli inceneritori. Gli introiti derivanti dalla vendita dei materiali raccolti permette di sostenere i più alti costi di una raccolta più capillare che impegna un maggior numero di operatori e di mezzi.

Dopo un periodo iniziale di ammortamento dei costi per l’acquisto dei mezzi tecnici – secchielli, contenitori condominiali, automezzi – in condizioni normali si dovrebbe assistere ad una riduzione della tassa sui rifiuti commisurata ai risultati ottenuti a livello comunale. Se ciò non accade occorre chiedere conto all’Amministrazione per capire che cosa non sta funzionando.

Eccellenze italiane.
In Italia le esperienze di raccolta differenziata domiciliare si sono moltiplicate in breve tempo andando a formare un arcipelago di eccellenze ancora poco conosciuto nel nostro paese, anche se riconosciuto a livello internazionale. I risultati delle raccolte domiciliari sono mediamente superiori al 60% di rifiuti differenziati rispetto al 30% dei metodi tradizionali, con punte comprese tra l’80 e il 90%. I risultati sono positivi a prescindere dalla collocazione geografica e dal numero di abitanti. Di seguito, solo alcuni esempi dei comuni più virtuosi in Italia:

  • in tre anni di “porta a porta”, il Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno), circa 8.500 abitanti, ha raggiunto il 90,3%;
  • Il Comune di Giffoni Sei Casali (Salerno, 5.200 abitanti) ha raggiunto nel 2011 il 94%
  • il Comune di Salerno, circa 140.000 abitanti, in un anno ha raggiunto il 75,16%;
  • percentuali comprese tra l’82 e l’84% di raccolta differenziata si sono ottenute in breve tempo anche in Provincia di Macerata (Consorzio COSMARI), in Provincia di Treviso (Consorzio PRIULA) e nel Comune di Capannori (Lucca, 46.000 abitanti circa).

La raccolta differenziata domiciliare, unita a percorsi virtuosi di riduzione a monte dei rifiuti è per Fare Verde più che sufficiente per evitare la realizzazione di nuove discariche e nuovi inceneritori.

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