di: Persoglio Giampaolo
ABRUZZO, è tempo di risorgere
di Giampaolo Persoglio
“E abbiamo capito subito che da questa tendopoli usciremo diversi, io credo migliori”.
Dice Cristina, mamma di 2 figli, una delle tante e dei tanti che vivono nelle tende, vicino a quel che rimane della loro città.
Noi abruzzesi siamo un popolo più abituato a dare che a ricevere, in noi c’è un pudore, una voglia di non apparire, di non chiedere, di non pesare sugli altri che ci fa essere timidi, guardinghi, scontrosi per chi non ci conosce. Il nostro carattere riflette i paesaggi e i colori della montagna, ma anche la durezza della pietra, assieme al suo candore. Chi è stato in Abruzzo e l’ha conosciuto insieme ad un abruzzese saprà che la Majella per noi è la montagna Madre e il Gran Sasso al tramonto ha il profilo di una donna addormentata, sono le raffigurazioni per noi più dolci e rasserenanti, da questi baluardi abbiamo sempre attinto sicurezza e protezione, e sono state per noi sempre simboli sufficienti a soddisfare le nostre vite, a procurarci gioie, tanto da rendere il dolore di doverle abbandonare triste e feroce. Le montagne ci hanno dato sostentamento e anche isolamento, hanno difeso nei secoli i nostri antenati, Popoli che mai hanno vinto ma che mai sono stati vinti.
Questa terra che ci ha nutriti però spesso ha chiesto un tributo di vite difficile da capire, come difficile da capire è, adesso come in occasione delle precedenti tragedie, l’attaccamento di chi non ha voglia di andare via, perché ritiene che le radici, la cultura, la tradizione, il senso di appartenenza siano dei valori che vengano prima di ogni altra cosa. In questo momento di immane tragedia la gente si trova a chiedere aiuto e chi riceve questi appelli deve capire che sono degli squarci drammatici nell’orgoglio di anime ferite nel profondo, che stanno donando a chi è preposto a riceverle la cosa più importante che si ha: la fiducia.
La politica nei nostri cuori ha perso, soprattutto negli ultimi anni, ogni residua moneta di credito; chi aveva il dovere di governare la regione con coscienza e lungimiranza, badando al forte legame della gente con il proprio territorio, ha miseramente fallito tradendo le speranze e tentando di svendere il nostro patrimonio ai signori del petrolio.
Ma lì, prima ancora che nell’esperienza presente del terremoto, si è scoperta una Regione unita, gente che mai forse prima si era sentita davvero “popolo”, coesa intorno a dei valori e ad una identità che, costruita negli anni, ha creato la consapevolezza, all’interno come all’esterno, di essere la “Regione dei Parchi”, la “Regione Verde”, la “Regione dove il cibo è buono”, la Regione dove l’equilibrio con la Natura è possibile, crea ricchezza non solo economica, ma fa aspirare a quella “qualità della vita” che va al di là di quanti soldi si posseggano.
Chi non aveva chiaro questo concetto ha capito che la maggioranza della nostra gente rifiuta la possibilità della ricchezza economica del petrolio in nome di una ricchezza che arrivi dalla terra e dalla tradizione, dalla civiltà contadina e pastorale, che come non mai ha fatto sentire la sua voce ed il suo peso.
Chi è adesso preposto al Governo, Nazionale e Regionale, non può, in questa vicenda così drammatica, trascurare la lezione che in questo momento si fonde con il grido di dolore di chi ha perso tutto, la speranza di ricominciare a ricostruire la propria vita nei luoghi dove questa vita si è creata e sviluppata.
Questa gente non ha bisogno delle “New Town”, ha bisogno di amministratori, politici e poi imprenditori che si prendano la responsabilità di una ricostruzione saggia, attenta agli sprechi, il più possibile rapida e orientata alla sicurezza ed alla sostenibilità ambientale. Le famiglie non hanno bisogno di allargare gli spazi delle proprie mura domestiche, hanno bisogno al contrario di ricreare quel focolare di intimità e di ricordi, di far ripartire l’orologio da dove si era fermato e di poter continuare a vivere vicino alle tombe di tutti i cari che in questi giorni hanno perso la vita.
Mai come in questo momento la tradizione si può sposare con l’innovazione, con la tecnologia utile che ci può permettere di costruire case con materiali tradizionali ma con strutture portanti adeguate a sostenere gli effetti di nuovi sismi, con innovazioni capaci di rendere più efficienti a livello energetico le case ed a ridurre quanto più possibile gli sprechi.
Il Governo e chi lo rappresenta si renda conto che gli spot pubblicitari sono dannosi più che inutili, che la gente è attenta e sospettosa, che tra le pietre e i monti c’è un popolo che attraverso internet, i blog, l’associazionismo, condivide certe idee e sarà pronto a farle valere nelle sedi e nei momenti opportuni. L’informazione globale e diffusa sta facendo conoscere a tutti un popolo orgoglioso e forte, che non si lamenta, che non vuole essere assistito ma che chiede di essere aiutato a ripartire.
Forse, mai come questa volta, dalle macerie potremmo veramente riuscire a costruire qualcosa di Migliore.
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